Dopo le forti pressioni europee Facebook fa dietrofront sull’utilizzo dei dati di WhatsApp per la profilazione pubblicitaria.

 

Alla fine Zuckerberg ha dovuto cedere alle pressioni dei vari Garanti per la Privacy d’Europa: niente più condivisione di dati tra Facebook e WhatsApp, e quindi fine della targettizzazione pubblicitaria sul social utilizzando i dati provenienti dall’app di messaggistica istantanea. Un bel colpo per la società di Menlo Park, che acquisì WhatsApp nel 2014 staccando un assegno di 14 miliardi di dollari.

La notizia, ripresa dai maggiori quotidiani nazionali, è stata diffusa dal Financial Times due giorni fa: le proteste dei Garanti per la Privacy europei hanno costretto Facebook a fare dietrofront sul famoso aggiornamento dei termini del servizio di WhatsApp del 25 agosto scorso, nel quale si comunicava agli utenti che il servizio di messaggistica avrebbe condiviso i dati con Facebook (tra i quali il numero di telefono), nell’ottica di offrire “migliori suggerimenti di amici” e mostrare “inserzioni più pertinenti”.

Un’operazione con chiare finalità di marketing che faceva leva sulla pigrizia dell’utente medio, poco propenso a entrare nei dettagli delle modifiche del servizio.

 

I Garanti hanno insistito sulla consapevolezza degli utenti

Secondo le autorità gli utenti non sarebbero stati informati in modo abbastanza chiaro da WhatsApp sulle conseguenze dello scambio di dati, e quindi non avrebbero avuto una piena ed effettiva libertà di scelta per sottrarsi alla possibilità di utilizzo pubblicitario dei dati WhatsApp su Facebook. Inoltre, l’azienda dava solo 30 giorni di tempo all’utente per disabilitare l’opzione su WhatsApp.

Il dietrofront immediato dimostra che Facebook ha affrontato con leggerezza la questione del rispetto della privacy in Europa.

Certo è che lo stop è segno di volontà di rimediare, ma non si esclude un ritorno alla carica di Facebook una volta che avrà studiato il modo per effettuare l’operazione nel pieno rispetto delle leggi!

 

Cosa cambia per gli utenti?

Nella fruizione del servizio delle due piattaforme non cambia nulla. Ma è il dietro le quinte a mutare: fino a oggi, dopo i nuovi termini di servizio di WhatsApp rilasciati a fine agosto, le due piattaforme condividevano dati a scopo di marketing. Ciò significa che le conversazioni degli utenti su WhatsApp diventavano dati utili alla profilazione pubblicitaria che poi si concretizzava con gli annunci su Facebook. La sospensione di questa condivisione riporta le cose a prima del 25 agosto.

 

Facebook chiuderà qui il discorso? Siamo propensi a credere che la risposta sia negativa!