Per Bruxelles i tecnici avrebbero volutamente ingannato l’Antitrust negando la possibilità di unire i dati del social con quelli dell’App di messaggistica.

 

Abbiamo già parlato dei guai di Facebook con l’Unione Europea relativamente all’acquisizione di WhatsApp nel 2014: a fine maggio la sentenza stabiliva che il social network dovesse pagare 110 milioni di euro di multa per non aver fornito informazioni chiare all’epoca della fusione.

 

Fusione Facebook-WhatsApp: gli antefatti

All’epoca dei fatti Mark Zuckerberg prese un impegno: WhatsApp avrebbe continuato «ad operare con indipendenza». Nell’agosto del 2016 però, violando gli impegni presi, Zuckerberg ha avviato una brusca inversione di rotta nella politica sulla privacy, aggiornando i termini di servizio di WhatsApp e palesando la possibilità di collegare i numeri di telefono dei clienti del servizio ai loro profili sul social network.

Questo potrebbe apparire un dettaglio insignificante, ma l’Unione Europea ha stabilito che Facebook ha scelto di fuorviare deliberatamente Bruxelles nell’affare WhatsApp, essendo già a conoscenza nel 2014 della possibilità di stabilire una connessione tra i dati del social e quelli dell’App di messaggistica.

 

«Facebook — notano gli uffici di Bruxelles — era consapevole della rilevanza della combinazione delle piattaforme sugli utilizzatori per la valutazione della Commissione», che doveva autorizzare o bloccare la fusione fra i due gruppi. Se dunque Facebook ha agito così con la più grande autorità di controllo Antitrust al mondo, è perché aveva correttamente calcolato che poteva permetterselo.

Fonte: Corriere della Sera

 

La multa, quindi, sarebbe stata di un’entità insignificante per Facebook, tanto che la società ha addirittura rinunciato ai diritti di difesa, guadagnando così uno sconto sulla pena. I 110 milioni di euro che ora Facebook pagherà sono pari allo 0,56% del prezzo di acquisto di WhatsApp. Per essere ancora più incisivi, questa multa è pari ai ricavi che la società di Menlo Park registra in 7 ore di normale attività in un giorno feriale.

 

La fragilità della privacy

Se nel 2014 l’Unione Europea non aveva colto in pieno le intenzioni di Zuckerberg nella fase di acquisto di WhatsApp (operazione da 22 miliardi di dollari), dal canto suo Zuckerberg ci aveva visto benissimo, inglobando una potenziale società rivale nel settore della messaggistica istantanea e aggiudicandosi la possibilità di fruire dei dati di 1,2 miliardi di persone.

Ora l’Antitrust dovrà rivedere i suoi strumenti di vigilanza del mercato.

Nota Monique Goyens, direttore generale dell’Organizzazione dei consumatori europei: «È inaccettabile che le persone comuni siano esposte all’abuso dei loro dati da parte di Facebook. Le autorità Antitrust devono collaborare di più con quelle per la tutela della privacy».

Fonte: Corriere della Sera