Internet è sempre più personalizzato grazie all’algoritmo che ormai tutti i social network hanno adottato: siamo tutti prigionieri del filter bubble.

 

 

Lo sostiene Eli Pariser, autore del libro Il Filtro, che ha scatenato diverse reazioni nel mondo virtuale. Pariser sostiene la teoria del filter bubble, un meccanismo per cui la nostra visione del mondo sui social network viene influenzata e letteralmente gestita dall’algoritmo che decide, in base ai nostri gusti e alle preferenze che esprimiamo, quali contenuti mostrare nel newsfeed, instaurando in questo modo una “spirale perversa” per cui vediamo solo ciò che ci piace vedere e non abbiamo la minima percezione della diversità che ci circonda, rimanendo isolati in una vera e propria bolla di convinzioni personali.

 

 

Durante una conferenza TED che Pariser ha tenuto nel 2011 ha parlato di un esperimento che avrebbe condotto con l’aiuto di due suoi amici: ha chiesto loro di cercare su Google la parola “Egitto” e di spedirgli lo screenshot. Il risultato? Link diversi!

 

 

algoritmo social network

 

 

Non è un segreto per nessuno che il web sia oggi personalizzato per ognuno di noi dalla quantità di informazioni che motori di ricerca come Google raccolgono quando li usiamo: apriamo pagine in continuazione e esprimiamo, anche involontariamente, preferenze circa una cosa piuttosto che un’altra. E sappiamo bene che grazie all’algoritmo che filtra i contenuti del nostro newsfeed i social network stanno facendo soldi, perché con l’algoritmo percepiamo queste realtà virtuali come luoghi più vicini ai nostri interessi, quindi ci trascorriamo più tempo e visualizziamo più pubblicità. Ma, si sa, la pubblicità è l’anima del commercio, e un prodotto per essere venduto deve essere mostrato!

 

 

Allora siamo vicini all’assoggettamento planetario? Veramente siamo tutti controllati e influenzati nelle scelte che compiamo dal meccanismo del filter bubble?

 

 

Se ci soffermiamo un attimo a pensare, senza farci trascinare da correnti complottistiche, troveremo senz’altro vero che così come nella realtà virtuale, anche nella vita di tutti i giorni noi applichiamo dei filtri. Non parliamo volontariamente con chi ci sta antipatico, andiamo solo ai concerti di band che ci piacciono e sosteniamo posizioni politiche che rispecchiano la nostra!

 

 

Il filter bubble e l’algoritmo dei social network sono essenzialmente delle estensioni di comportamenti che noi stessi, in autonomia, teniamo nella quotidianità. L’importante è aver coscienza di essere parte di certi meccanismi quando navighiamo sul web, di usare il buon senso e cercare sempre un tipo di informazione corretta e imparziale. Non è facile con la miriade di input che ci arrivano, ma prendiamola come una sfida a migliorarci!