Partita come iniziativa per favorire la navigazione ai non vedenti, la scansione automatica delle immagini su Facebook inizia a preoccupare gli utenti.

 

Risale ormai ad un anno fa la notizia dell’introduzione su Facebook del testo alternativo automatico, abbinato alle immagini e pensato appositamente per la navigazione sul social dei non vedenti. Si tratta sostanzialmente di un’intelligenza artificiale che elabora le foto caricate e genera automaticamente il testo alternativo, in cui descrive oggetti e dettagli presenti nella foto. Questo testo, una volta prodotto, può essere poi ascoltato dai non vedenti tramite VoiceOVer.

 

Ad un anno di distanza dal suo ingresso su Facebook, la scansione per immagini ha iniziato a preoccupare un certo numero di utenti, che hanno notato come le loro foto profilo fossero accompagnate da un testo descrittivo contenente indicazioni su quanto presente nell’immagine. Per scovarlo è semplicissimo: basta aprire Facebook col browser Chrome e cliccare col tasto destro sulla foto profilo e poi col sinistro sulla voce “Ispeziona”.

 

Se abbiamo eseguito correttamente il procedimento, vedremo che nel testo selezionato (e relativo alla foto) è presente un attributo di nome alt che conterrà informazioni come queste: “la tua immagine del profilo. L’immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, cielo, montagna, spazio all’aperto e natura”. Informazioni quindi assolutamente pertinenti con quanto rappresentato dall’immagine.

 

I dubbi e le preoccupazioni degli utenti non si fondano tanto sul procedimento di scansione, quanto sul trattamento che viene fatto di queste informazioni. Possibile che Facebook “approfitti” di queste porzioni di testo per ottenere informazioni ancora più dettagliate sugli interessi dei vari utenti? Molti utenti lo sospettano, pensando che il social utilizzi le parole chiave presenti nel testo per integrarle al “profilo pubblicitario” dell’utente, con l’obiettivo di mostrare annunci ancora più pertinenti con gli interessi degli utenti. Ai posteri, come al solito, l’ardua sentenza….